Ci sono parole che restano sulla pelle come tanti tagli che anche quando smettono di sanguinare fanno male.
Cicatrici che non possiamo toccare, non sono visibili ma sono lì e a tratti fanno male e ci ricordano le umiliazioni.
Non serve uno schiaffo per fare male perché, talvolta, le parole feriscono come un pugno sul viso.
Ero una bambina cittortella e per questo ero oggetto di scherno da parte di compagni e di insegnanti troppo presi da se stessi per vedere quanto danno facevano le loro umiliazioni.
Sono stata una bambina cittortella per tanto tempo e facevo i conti con gli sguardi di disapprovaIone degli altri, tutti gli altri e questo ha alimentato e accresciuto la mia introversione ma, anche, il piacere di leggere.
Poi improvviso e inaspettato il cambiamento in una estate e all'inizio dell'ultimo anno delle medie all'improvviso ero la più alta e la più magra della classe e tutti e tutte quelle che mi avevano umiliato solo pochi mesi prima si avvicinarono.
Improvvisamente tutte e tutti volevano stare con me, uscire con me e la peggiore di tutte cominciò ad invitarmi a casa sua per studiare.
Il mio rifiuto verso tutte quelle attenzioni li confuse e li offese ma a me non importava perché chi è capace di vedere solo l'apparenza non poteva fare parte della mia vita.
Un episodio tra i tanti mi fece capire che mi piaceva la mia solitudine e il mio silenzio perché non tutte o tutti si avvicinano senza secondi fini ma ci sono persone che vale la pena frequentare è così che ho cominciato a scegliere.
Ora di lettere interrogazioni a sorpresa (a quei tempi non si programmava nulla) la prof prima di cominciare guardandomi mi chiese: "come mai stai sempre in silenzio e in disparte? Che ne dici di uscire per l'interrogazione?"
Non risposi alla prima domanda ma mi alzai e mi misi vicino alla cattedra (allora si usava così). La prof mi fissò per qualche secondo e poi cominciò e alla fine disse: "Dovreste prendere esempio perché questa è una delle migliori interrogazioni di tutta la mia carriera e non solo perché la vostra compagna ha studiato ma ha fatto di più ha approfondito e letto tutti i consigli di lettura che vi ho segnalato quando ho spiegato l'argomento. A volte l'apparenza non è tutto e per questo mi scuso per non aver capito".
A quel punto risposi alla prima domanda: "mi piace stare da sola e scelgo solo con chi stare e non tutte o tutti meritano la mia attenzione men che meno quelle e quelli che solo pochi mesi fa mi chiamavano -cicciona di m.- devo stare in questa classe ma non devo per forza frequentarli"
Archiviai le medie e le ferite e ho continuato a scegliere con chi stare perché non tutti o tutte possono amarci per ciò che siamo.
Qualche giorno fa l'invito della mia vecchia prof per una serata con i suoi studenti.
Ero indecisa ma allo stesso tempo volevo rivedere la prof così sono andata ed è stato emozionante rivedere quella donna che dal giorno dell'interrogazione mi ha prestato libri facendomi conoscere un mondo magico di parole.
I miei ex compagni e compagne molto diversi da come li ricordavo in peggio ma anche in meglio.
E in quel peggio qualche cicatrice ha fatto ancora male ma non sono più quella tredicenne sperduta e timida, non abbasso più lo sguardo quando qualcuno mi guarda per giudicarmi o per provare a schernirmi.
È stato interessante perché molti e molte di loro sono rimasti a quei tre anni di medie, più vecchi, più acciaccati ma superficiali e insignificanti come o forse peggio di allora.
A volte le cicatrici bruciano ancora ma allo stesso tempo mi ricordano che l'ingiustizia si combatte con l'intelligenza.
Hanno deciso di replicare l'evento ogni anno, sorrido, non è da replicare per me!
©Lughe