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19 giugno 2026

©lacrime


I Linking Park nelle orecchie, l'aspirapolvere che graffia il pavimento in questo venerdì di pulizie necessarie.
Tutto meccanico, automatico nell'abitudine poi un movimento sbadato e il libro si rovescia sul pavimento scoprendo una foto e sono rimasta immobile per un tempo che non so definire, guardando il tuo sorriso, i tuoi occhi divertiti e il ricordo mi ha trafitto il cuore.
Come se il mio corpo fosse di qualcuno altro si è accasciato vicino e calde lacrime sono sgorgate come un fiume in piena.
Come avevo bisogno di fare da tanto ma le persone forti non piangono, le persone forti tengono tutto nascosto nella profondità del cuore e intanto il dolore imputridisce il cuore.
Delicatamente prendo il libro la tua foto lo ripongo al suo posto ma non riesco a ricacciare indietro quel fiume di lacrime rimaste lì da così tanto da bruciare tutto.
Alzo il volume sempre più convinta che essere forti è una maledizione perché ti lascia sola.
Riaccendo l'aspirapolvere ma è come se avessi dimenticato come si fa, le mani tremanti, il corpo scosso da singhiozzi, torno in ginocchio e lascio che quel dolore e tutti i dolori che sono venuti dopo di te scivolino insieme a quelle lacrime.
Non passerà la tua mancanza ma il cuore fa meno male.
©Lughe




©pensieri in circolo


Le parole non dette lasciano che i dubbi si insinuino nella profondità della mente per ricomparire, fastidiosi e molesti, nei momenti di fragilità.
I dubbi nascono dagli equivoci delle mancate spiegazioni, della poca chiarezza di intenti e puoi scacciarli, giustificarli ma restano li a sedimentare quella sensazione di solitudine che le parole non dette lasciano.
Così i pensieri circolano e, talvolta, diventano tormenta ma non trovano mai veramente la via, solo tormenta per noi.
È come perdere una scarpa e restare claudicanti per un attimo mentre intorno si fa grigio e poi nero.
Quando accade non basta più trasformare i pensieri in parole perché quella sensazione di solitudine e di abbandono resta lì a cambiare tutto.
©Lughe


17 giugno 2026

©sospesa

Come un balcone spoglio, sospeso, sporgente e tristemente solitario con quelle persiane chiuse, così a volte mi sento quando le aspettative altrui superano qualsiasi ragionevole ipotesi.
A cosa serve spiegare che aspettarsi, sempre, qualcosa, qualsiasi cosa, è sbagliato anche dopo anni di spiegazioni e ragionamenti.
Penso che manchi l'ascolto e la capacità di capire le ragioni dell'altro in questa smania incomprensibile di voler a tutti i costi rendere l'altro a nostra immagine e somiglianza.
Non restano tante parole e così faccio silenzio e vado via.
In cuore mio ho sempre saputo che non cambierebbe nulla, forse, neanche l'assenza.
Respiro e mi allontano.
©Lughe




15 giugno 2026

© può darsi


Può darsi, è una probabilità che lascia sospesi tra il si e il no.
È indefinita e lascia spazio a pensieri ed illusioni che spesso rasentano la fantasia.
Un bel no, seppur secco e, forse, crudele è sempre meglio di un "può darsi".
Il NO non lascia spazi, non illude, non genera il malinteso dell'emozione o dell'aspettativa e allora perché non usarlo.
Certo, ci vuole coraggio a pronunciare un NO perché non lascia scampo ma lo.preferisco e preferisco usarlo se necessario.
In nessun ragionamento o interlocuzione con chiunque uso il "può darsi" se per me è NO.
Non importa se può apparire crudele e fin cinico ma non illude perché l'illusione fa molto più male di un NO.
È per questo che è NO!
©Lughe


14 giugno 2026

©il grigio della mente


Il disagio mentale fa paura ma trattarlo con uomini in divisa peggiora solo le cose.
Oggi in Pronto soccorso una fila di persone così e non ho potuto non pensare a quelle famiglie che affrontano questo disagio senza strumenti né servizi.
La paura che aleggiava nella sala d'attesa mi ha sconcertato. Sarà che con anni di esperienza personale quelle persone non mi facevano paura ma una grande tristezza persi nella loro mente, piena di nemici e di mostri pronti ad aggredirli.
Sono rimasta seduta al mio posto senza scappare perché in quel momento avevano solo bisogno di comprensione nello sguardo non di terrore.
I poliziotti e gli infermieri bravissimi seppur quelle divise erano ingombranti e spaventose agli occhi della persona che stava "svalvolando" e quella ricerca di solidarietà si è posata e i nostri sguardi si sono incrociati e il mio sorriso è stato come un sedativo in vena.
Si è diretto deciso verso di me con il poliziotto che ha provato a fermarlo ma non vi era bisogno, non c'era nessuno pericolo.
Così semplicemente un po' di gentilezza per una mente annebbiata da chissà quali mostri.
Una giornata domenicale in un pronto soccorso ad attendere, guardando come non succedeva da tanto tempo, il disagio di chi sta male e, forse, non è compreso ed è abbandonato, perché la malattia mentale fa paura.
Troppa paura.
©Lughe


12 giugno 2026

©e rock sia!


Rido e hai ragione molto rock, duro o influenzato dalle armonie più romantiche del pop  ma sempre rock.
È e resta il mio primo amore e il primo amore non si scorda mai (sorrido)
Mi rigenera e in questo lungo periodo di "intoppi" di ogni genere è una medicina miracolosa e mi permette di sfogarmi cantanto a squarcia gola, ballando sui rif di chitarra o sui rimbombo della batteria e poi con passi leggeri nell'accompagnamento mai banale del basso.
Chiudo gli occhi ed è come se il corpo avesse vita propria e segue il ritmo e la mente si svuota e il cuore smette di fare male e questo dolore costante e continuo, ogni volta che respiro, si acquieta.
Avevo dimenticato quanto è bello sedersi, ballare, scrivere e lasciare che tutto succeda senza preoccuparsi prima ma solo dopo e solo se è necessario.
E, hai ragione, i tacchi a spillo sono la mia corazza contro il mondo e se tutti gli altri non capiscono che importa.
In fondo la libertà è anche questo.
Balla con me!
©Lughe



lacasadiLughe

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