La retorica del se è un esercizio linguistico fine a se stesso perché i "se avessi fatto", "se avessi detto" ci lascia fermi nel passato.
Ragionare su ciò che è stato deve servire per migliorare il presente non per rimanere ancorati ad un passato che, per quanta voglia si abbia, non tornerà.
Non ho dimenticato e non ho dimenticato neanche gli errori o le indecisioni che hanno fatto deviare dalla strada che percorrevo ma è passato e io sono andata avanti.
Certo non senza fatica, non senza dolore ma sono andata avanti e, se mi guardo indietro, è tanta la strada che mi allontana da quel passato.
Ho scelto di attraversarlo il dolore perché non diventasse putrida disperazione perché, la disperazione, incancrenisce la vita e fa perdere la bellezza che può regalarci.
Siamo diverse, certo, ma abbiamo lo stesso dolore come un sacco pesante che ci portiamo sulle spalle e questo non cambia.
Cambia quanto vogliamo che quel peso strappi la possibilità di continuare a guardare al colore e alla luce invece che alla paura e al buio.
È facile?
No, non sempre. Quasi mai ma la vita per quanto complicata, dolorosa, lacerante merita di essere vissuta.
Vissuta al meglio perché di quel dolore noi non abbiamo nessuna responsabilità, se non quella vivere in barba a chi ci ha spezzato.
Con affetto.
©Lughe
Meek, Fabulous

