Non è la solitudine in sé, quella mi piace, è quando gli "altri" ti fanno sentire sola.
Quando insistono perché trasformi in parole quel buco che si allarga dentro pieno di delusioni, di dolore e poi ti guardano con sufficienza "perché a tutti succede", "perché ci sono cose più gravi".
Ogni volta mi sento una perfetta idiota per aver assecondato un bisogno non mio.
Il bisogno tossico di spiegazioni con l'illusione, la loro, di accettare e capire chi non hanno capito, figuriamoci accettato.
Ci casco con tutte le scarpe, pensando ad un vero interesse ma, aimé, non si smentiscono mai.
Sono come quadri dipinti da daltonici o libri scritti da dislalici ed è buffo che non se ne accorgano ma provano a cambiare chi hanno davanti, come fosse possibile.
Essere introversi può essere una condanna ma spesso, molto spesso, è un meraviglioso arcobaleno che mi tiene lontana dalla tormenta e dal cielo senza luna.
Il problema non è mai stata la solitudine perché quella mi piace e mi rigenera, è la certezza di sentire, dagli "altri", di essere sola in una stanza piena di gente.
È questo il problema e prima o poi dovrò venirci a patti o cambiare strada.
Così, semplicemente, come semplice è stare da sola.
©Lughe